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Ruggero Leoncavallo PDF Stampa E-mail
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Sabato 17 Luglio 2010 21:50

Nato a Napoli il 23 Aprile del 1857, da bambino si trasferì insieme alla famiglia in provincia di Cosenza, a Montalto Uffugo, dove il padre fu pretore, in giovanissima età assistette ad un fatto di sangue che, successivamente, lo ispirò per la realizzazione dell'opera Pagliacci. Nel centro del cosentino si tiene ogni anno il Festival Leoncavallo. Leoncavallo studiò al Conservatorio di San Pietro a Majella nella sua città natale.

Dopo alcuni tentativi operistici giovanili non particolarmente fortunati, sulla scia del grande successo riportato nel 1890 da Cavalleria rusticana di Mascagni, compose un'opera verista destinata a grande fortuna: Pagliacci. Rappresentata per la prima volta nel 1892 al Teatro Dal Verme di Milano, sotto la direzione di Arturo Toscanini, l'opera riscosse un successo immediato ed è, forse, l'unica creazione di Leoncavallo che non sia mai uscita dal grande repertorio lirico. La sua aria più celebre, "Vesti la giubba", registrata da Enrico Caruso, fu il primo disco al mondo a toccare il milione di copie di vendita.

L'anno successivo (1893) venne rappresentata a Milano l'opera I Medici, ma né questa creazione, né la successiva, Chatterton, rappresentata a Roma nel 1896, ottennero il successo sperato.

Anche La bohème, rappresentata per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia nel 1897, dopo un buon avvio iniziale, fu messa in ombra dalla crescente notorietà dell'opera omonima di Puccini (1896), con cui condivide il titolo ed il soggetto, basato sul romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger.

Dopo un periodo giovanile ricco di viaggi, verso la fine del XIX secolo Leoncavallo approdò a Brissago (Svizzera). Nel 1903 egli affidò all'architetto Bernasconi il compito di costruirgli una villa a Brissago, Villa Myriam. Lì il Maestro visse fino al 1916, anno in cui dovette venderla per far fronte alle ristrettezze finanziarie. Fino ad allora, la sua villa fu un punto di ritrovo per direttori di teatro, scrittori, cantanti, editori (Toscanini, Caruso, Sonzogno...). I brissaghesi, consapevoli del suo attaccamento al paesello, gli concessero nel 1904 la cittadinanza onoraria.

Successivamente Leoncavallo compose Zazà (1900), ricordata solo per due arie rimaste in repertorio. Tra le molte romanze da lui composte, la più famosa è Mattinata scritta per la Gramophone Company e prevista per la voce di Caruso. Lo stesso Leoncavallo suonò il pianoforte durante la prima incisione della romanza avvenuta l' 8 aprile del 1904 e interpretata da Caruso.

Il compositore morì a Montecatini Terme nel 1919. Fu seppellito a Firenze nel cimitero delle Porte Sante. Le sue spoglie mortali, assieme a quelle di sua moglie Berthe, dando seguito al suo desiderio, verranno traslate a Brissago nel 1989. La tomba è situata nel portico del XVII secolo, accanto alla chiesa rinascimentale di Madonna del Ponte.

Curiosità [modifica]

La sua più celebre romanza, vesti la giubba, ha ispirato Bob Kane nella creazione del personaggio del Joker ed è stata citata dai Queen all'inizio del loro brano It's a Hard Life, mentre Mattinata (L'aurora di bianco vestita), scritta per Enrico Caruso che l'incise nel 1904, è stata ripresa negli anni settanta dal cantante di musica leggera Al Bano. Nella città di Montalto Uffugo, luogo dove Ruggiero Leoncavallo soggiornò da fanciullo, si sta lavorando per realizzare il [Museo Leoncavallo]http://www.museoleoncavallo.it, unico in Italia, all'interno dello splendido chiostro domenicano del 1400.

Composizioni [modifica]

Ruggero Leoncavallo

Opere [modifica]

PAGLIACCI - Milano 21 maggio 1892

I MEDICI - Milano 10 novembre 1893

CHATTERTON - Roma 10 marzo 1896

LA BOHÈME - Venezia 6 maggio 1897

ZAZÀ - Milano 10 novembre 1900

DER ROLAND VON BERLIN - Berlino 13 dicembre 1904

MAIÀ - Roma 15 gennaio 1910

ZINGARI - Londra 16 settembre 1912

MAMELI - Genova 27 aprile 1916

EDIPO RE - Chicago 13 dicembre 1920

Operette [modifica]

MALBRUK - Roma 20 gennaio 1910

LA REGINETTA DELLE ROSE - Napoli 24 giugno 1912

ARE YOU THERE - Londra 1913

LA CANDIDATA - Roma 6 febbraio 1915

PRESTAMI TUA MOGLIE - Montecatini 2 settembre 1916

A CHI LA GIARRETTIERA? - Montecatini 1919

IL PRIMO BACIO - Montecatini 29 aprile 1923

LA MASCHERA NUDA - Napoli 2 maggio 1925

Altre composizioni [modifica]

LA NUIT DE MAI - poema sinfonico tratto da A. de Musset - Sala Kriegelstein, Parigi 1886

SÈRAPHITUS SÈRAPHITA - poema sinfonico tratto da Honorè de Balzac Séraphîta- Teatro alla Scala, Milano 1894

PIERROT AU CINEMA - capriccio d'amore - libretto di C. Trulet 1916

MESSA DA REQUIEM (incompiuta) - completata dal Mo. József Ács 2009. Il requiem completo è stato eseguito in prima rappresentazione mondiale al Festival Leoncavallo a Brissago (Svizzera) il 22 agosto 2009.

Ci sono inoltre numerose romanze e composizioni per canto e pianoforte e pianoforte solo.

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Luglio 2010 22:03
 
Francesco Cilea PDF Stampa E-mail
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Giovedì 01 Luglio 2010 08:19

Nato a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, Francesco Cilea - stando ai suoi ricordi - decise ancora fanciullo di dedicarsi alla musica dopo aver ascoltato il finale della Norma di Bellini eseguito dalla banda cittadina.

Avviato agli studi musicali presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, si distinse per diligenza e precoce ingegno, meritando una medaglia d'oro del ministero della pubblica istruzione e una nomina di "primo alunno maestrino".

Rosa Lavarello, moglie del compositore

Come prova finale, al termine degli studi nel 1889, Cilea presentò l'opera Gina, che fu rappresentata con successo nel teatrino del conservatorio. Questa piccola opera, in cui l'ingenuità del libretto fa a gara con quella della musica, fu apprezzata dall'editore Sonzogno, che commissionò a Cilea La Tilda, un'opera verista in tre brevi atti, sulla falsariga di Cavalleria rusticana. Su libretto di Angelo Zanardini, La Tilda debuttò con successo il 7 aprile 1892 al teatro Pagliano di Firenze. Rappresentata in numerosi teatri italiani, approdò al teatro dell’Esposizione di Vienna il 24 settembre dello stesso anno, insieme alle altre opere di casa Sonzogno.

Il compositore manifestò sempre scarsa simpatia per quest'opera, il cui soggetto accettò di musicare a malincuore, solo per compiacere Sonzogno e non gettare all'aria una rara opportunità professionale. La perdita della partitura d'orchestra non ha consentito di riproporre in tempi moderni quest'opera, le cui melodie fresche e orecchiabili si possono tuttavia conoscere nella riduzione per canto e pianoforte.

La sera del 27 novembre 1897 al Teatro Lirico di Milano debuttò la terza opera di Cilea, L'Arlesiana, dal dramma di Alphonse Daudet, su libretto di Leopoldo Marenco. Nel cast spicca il nome del giovanissimo Enrico Caruso, che eseguì con gran successo Il lamento di Federico, la romanza destinata a mantenere ancora oggi vivo il ricordo di quest'opera.

In realtà L'Arlesiana fu un insuccesso a cui Cilea, convinto del valore dell'opera, tentò di rimediare a più riprese, da subito dopo la "prima" fino agli ultimissimi anni, intervenendo in modo drastico e insieme capillare. Nella partitura che ascoltiamo oggi è difficile trovare una sola battuta completamente uguale all'originale. Il rilancio dell'opera non ebbe tuttavia successo, se non per un breve periodo negli anni trenta, grazie agli appoggi politici che il compositore riuscì faticosamente a procurarsi, recandosi personalmente da Mussolini.

Di nuovo al Teatro Lirico di Milano, il 6 novembre 1902, il compositore riscosse vivi applausi con Adriana Lecouvreur, un'opera in quattro atti su libretto di Arturo Colautti ambientata nel Settecento francese e basata su una pièce di Eugène Scribe. Adriana Lecouvreur è oggi l'opera di Cilea più nota al pubblico mondiale e rappresenta il punto di incontro più felice tra la spontaneità di un melodismo di scuola napoletana e una scrittura armonica e timbrica aggiornata sui recenti modelli francesi.

L'ultima opera di Cilea, rappresentata al Teatro alla Scala di Milano la sera del 15 aprile 1907 sotto la direzione di Arturo Toscanini, è la tragedia in tre atti Gloria, ancora su libretto di Colautti, basata su una pièce di Victorien Sardou. L'insuccesso di quest'opera, in seguito sempre difesa dal compositore, fu tale da spingerlo ad abbandonare definitivamente il teatro d'opera. Non mancano per altro notizie di alcuni progetti operistici successivi, di cui sopravvivono parti o abbozzi di libretto, come Il ritorno dell'amore di Renato Simoni, Malena di Ettore Moschino e La Rosa di Pompei, ancora di Moschino (datato Napoli, 20 maggio 1924).

Alcune fonti accennano anche ad un'opera del 1909, completata e mai rappresentata, intitolata Il Matrimonio Selvaggio, della quale non esiste tuttavia alcun riscontro e di cui lo stesso Cilea non fa cenno nei suoi quaderni di "Ricordi".

Il compositore calabrese continuò invece a comporre musica da camera, vocale e strumentale, e musica sinfonica. Al 1913 risale un poema sinfonico in onore di Giuseppe Verdi su versi di Sem Benelli, eseguito al Teatro Carlo Felice di Genova. Diresse inoltre il Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo ed il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove concluse la sua carriera di didatta.

Cilea morì il 20 novembre 1950 a Varazze, comune ligure che gli offrì cittadinanza onoraria e nella quale trascorse gli ultimi anni della sua vita. Alla sua memoria sono stati intitolati il conservatorio ed il teatro di Reggio Calabria, mentre il suo paese natale, Palmi, gli ha eretto un Mausoleo illustrato con il mito di Orfeo.

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Luglio 2010 22:04
 
Giulio Caccini PDF Stampa E-mail
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Giovedì 01 Luglio 2010 08:16

Tratto da WikiPedia

In gioventù (luogo e data di nascita sono incerti) fu membro della Cappella Giulia, a Roma. Studiò canto e liuto con Scipione della Palla.

Viaggiò a lungo fra Roma, Ferrara e Parigi.

Trasferitosi a Firenze, fece parte della Camerata de' Bardi, l'Accademia che sul finire del XVI secolo stava gettando le basi del moderno melodramma, che egli teorizzò ne "Le nuove musiche".

Dieci anni dopo aver esordito come cantante (1579, in occasione delle nozze di Francesco I de' Medici con Bianca Cappello), diede alla luce (1589) il suo primo lavoro come compositore: si trattava di un intermedio - come venivano allora chiamati i brevi inserti musicali che si intersecavano alle rappresentazioni teatrali - alla commedia "La pellegrina"), commissionata per il matrimonio di Ferdinando I de' Medici con Cristina di Lorena.

Per il teatro in musica - che proprio negli anni a cavallo tra XVI secolo e XVII secolo stava muovendo i suoi primi passi - compose le musiche de "Il rapimento di Cefalo" su testo di Gabriello Chiabrera (andate pressoché perdute, eccetto il coro finale) e dell'"Euridice" di Ottavio Rinuccini (testo musicato e rappresentato nell'anno 1600 anche da Jacopo Peri).

Fondamentali all'interno della sua produzione le due raccolte di arie e madrigali per voce sola pubblicate nel 1602 (Le Nuove Musiche) e nel 1614 (Nuove Musiche e Nuova Maniera di Scriverle), che da un lato contribuiscono al passaggio dal madrigale prettamente polifonico a quello monodico; dall'altro offrono importanti contributi relativi alla storia del Canto e della prassi esecutiva filologica grazie alle indicazioni che Caccini stesso dà nella prefazione ai volumi.

Cercò di liberare la melodia dalle catene del metro poetico, con l'intento di farle seguire maggiormente le parole ed i moti del sentimento; oltre a questo, si mise in luce come disciplinatore del nuovo modo di cantare.[1]

Caccini si stabilì definitivamente nel 1604 a Firenze, dove morì nel 1618. Le sue orme vennero seguite dalla figlia, Francesca, soprannominata "La Cecchina".

Sino a non molti anni or sono veniva attribuita a Caccini anche una Ave Maria, che viene anche oggi eseguita con una certa frequenza. Si tratta in realtà di un falso storico: il brano è in realtà del liutista russo Vladimir Fëdorovič Vavilov, che lo registrò per la prima volta nel 1972 attribuendolo ad un Anonimo; la falsa attribuzione a Caccini avvenne probabilmente dopo la morte di Vavilov.

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Luglio 2010 08:18
 
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